Sindrome di {{{May-Thurner}}}

Una condizione spesso non diagnosticata che comprime la vena iliaca sinistra e può causare gonfiore cronico, varici atipiche e trombosi venosa profonda.

Che {{{cos'è?}}}

La sindrome di May-Thurner, nota anche come sindrome da compressione iliaca o sindrome di Cockett, è una condizione anatomica in cui la vena iliaca comune sinistra viene compressa dall’arteria iliaca comune destra, che la sovrasta decorrendo anteriormente a essa. Questo incrocio anatomico, fisiologicamente presente in tutti gli individui, in alcuni casi determina una compressione significativa del vaso venoso contro il corpo della quinta vertebra lombare, ostacolando il normale deflusso del sangue dall’arto inferiore sinistro.
La compressione cronica della parete venosa può inoltre favorire la formazione di uno “sperone” fibroso endoluminale, un’ispessimento della parete interna del vaso che aggrava ulteriormente l’ostruzione. Questo meccanismo predispone alla stasi venosa locale, aumentando significativamente il rischio di trombosi venosa profonda, spesso la prima manifestazione clinica che porta alla diagnosi.

La condizione è più frequente nelle donne giovani tra i 20 e i 40 anni, sebbene possa interessare entrambi i sessi. È spesso sottostimata e diagnosticata in ritardo, poiché i sintomi vengono talvolta attribuiti ad altre cause.

Sintomi {{{principali}}}

Come si {{{diagnostica}}}

La diagnosi della sindrome di May-Thurner richiede un percorso diagnostico mirato, poiché le indagini di primo livello possono non evidenziare la compressione in modo diretto.
L’Ecocolordoppler venoso rappresenta il primo step valutativo: consente di identificare anomalie del flusso venoso a livello iliaco e di orientare verso approfondimenti successivi. L’Angio-TC venosa e la Risonanza Magnetica del distretto iliaco permettono di visualizzare in dettaglio l’anatomia vascolare e il grado di compressione, fornendo informazioni essenziali per la pianificazione terapeutica.
Nei pazienti candidati al trattamento endovascolare, la flebografia diagnostica e soprattutto l’IVUS (ecografia intravascolare) rappresentano il gold standard per la valutazione pre-procedurale: l’IVUS consente di misurare con precisione millimetrica il diametro del vaso compresso, la morfologia dello sperone endoluminale e di guidare il corretto posizionamento dello stent.

Nei pazienti candidati al trattamento endovascolare, la flebografia diagnostica e soprattutto l’IVUS (ecografia intravascolare) rappresentano il gold standard per la valutazione pre-procedurale: l’IVUS consente di misurare con precisione millimetrica il diametro del vaso compresso, la morfologia dello sperone endoluminale e di guidare il corretto posizionamento dello stent.

Opzioni di {{{trattamento}}}

L’approccio terapeutico viene personalizzato in base all’entità della compressione, alla presenza di trombosi associata e all’impatto clinico sulla qualità di vita del paziente.
Nelle forme lievi o in presenza di sintomi modesti, il trattamento è inizialmente conservativo: terapia compressiva con calze elastiche ad alta compressione, terapia farmacologica anticoagulante o flebotonica e modifiche dello stile di vita. In caso di trombosi venosa profonda associata, è necessaria una terapia anticoagulante adeguata prima di valutare eventuali interventi strutturali.
Nei pazienti con compressione significativa, sintomi invalidanti o trombosi estese, il trattamento di scelta è endovascolare mininvasivo. Attraverso un accesso venoso percutaneo, generalmente dalla vena femorale o giugulare, si esegue una angioplastica con palloncino per dilatare il tratto venoso compresso, seguita dal posizionamento di uno stent venoso dedicato che mantiene aperto il lume del vaso in modo permanente. Questo approccio consente di ripristinare il corretto deflusso venoso, con risoluzione rapida dei sintomi e ottimi risultati a lungo termine.

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