Una causa frequente e sottostimata di dolore pelvico cronico femminile. Diagnosi specialistica e trattamento endovascolare mininvasivo con embolizzazione percutanea.
Il varicocele pelvico è una condizione caratterizzata dalla dilatazione e dall’insufficienza delle vene del plesso venoso pelvico, prevalentemente a carico delle vene ovariche e del plesso venoso peri-uterino e peri-ovarico. Le valvole venose incompetenti o assenti — condizione più frequente nella vena ovarica sinistra, che drena nella vena renale sinistra ad angolo retto — determinano un reflusso cronico di sangue all’interno del bacino, con progressiva dilatazione dei vasi e aumento della pressione venosa locale.
Il varicocele pelvico è una condizione frequentemente sottostimata e sottodiagnosticata: si stima che interessi tra il 10% e il 20% della popolazione femminile in età fertile, con una prevalenza più elevata nelle donne che hanno avuto gravidanze. I sintomi, spesso aspecifici e sovrapponibili a quelli di altre condizioni ginecologiche, portano talvolta a percorsi diagnostici lunghi e a diagnosi tardive.
In una quota significativa di casi, il varicocele pelvico coesiste con varici degli arti inferiori atipiche — localizzate alla coscia, alla regione inguinale, perineale o al perineo — che non rispondono ai trattamenti standard e che rappresentano un segnale indiretto di insufficienza venosa pelvica sottostante.
Il trattamento del varicocele pelvico è endovascolare mininvasivo e viene eseguito in regime ambulatoriale o di day hospital, in anestesia locale, senza necessità di incisioni chirurgiche.
La procedura di riferimento è l’embolizzazione percutanea delle vene ovariche e del plesso venoso pelvico insufficiente. Attraverso un piccolo accesso venoso — solitamente dalla vena giugulare interna destra o dalla vena femorale — viene introdotto un microcatetere che viene guidato, sotto controllo fluoroscopico, fino ai vasi responsabili del reflusso. L’occlusione permanente dei vasi viene ottenuta mediante il rilascio di spirali metalliche (coils), di agenti sclerosanti liquidi o mousse, o di una combinazione di entrambi, in base all’anatomia vascolare e alle caratteristiche del reflusso.
Nei casi in cui al varicocele pelvico si associ una componente ostruttiva — come avviene nella sindrome dello schiaccianoci o in associazione alla sindrome di May-Thurner — può essere necessario il posizionamento di stent venosi per ripristinare il deflusso venoso a monte della sede di reflusso.
I risultati della procedura sono generalmente molto soddisfacenti: la maggior parte delle pazienti riferisce una riduzione significativa del dolore pelvico nell’arco di settimane o mesi dall’intervento, con miglioramento progressivo della qualità di vita.